Un problema di (quasi) tutti

Alzi la mano chi ha la fortuna di non conoscere il problema della Non Autosufficienza, perché non ha parentio conoscentinelle condizioni di necessitare dell’assistenza di una terza persona per svolgere le normali attività quotidiane!

Ok, giù le poche mani alzate, che Dio vi benedica.

Che la mano l’abbiate alzata o meno, val la pena comunque approfondire l’argomento e magari leggere quanto segue; seppure all’inizio doveste sentirvi angosciati e scaramanticamente votati a cambiare argomento, garantisco che alla fine non vi pentirete di aver investito pochi minuti.

Il fenomeno purtroppo è sotto gli occhi di quasi tutti. Aiutiamoci con pochi numeri e qualche statistica per averne una consapevolezza maggiore, per valutare attraverso una misura puntuale un contesto sociale che ha il sapore dell’inquietante.

Secondo quanto evidenziato dall’osservatorio Istat, in Italia:

  • 1 persona su 20, con età compresa tra i 55 ed i 74 anni, è (in qualche modo) non autosufficiente;
  • quasi 4 milioni di famiglie hanno un parente non autonomo a carico;
  • circa1 milione le badanti occupate, tra regolari e non;
  • ogni anno vengono erogate2 milioni di indennità di accompagnamento (515,43€ al mese), per un importo complessivo di oltre 13 miliardi. Di queste (soltanto) il 71% è corrisposto a ultra65enni.

Sono numeri che rilevano una questione nazionale che coinvolge una grossa fetta della popolazione, in modo trasversale, occasionale, imponderabile.

Certamente alcuni fattori rendono il tema di estrema attualità, specialmente in Italia, notoriamente un paese di non giovani.Non necessariamente peròvivere più a lungo significa vivere megliose, come visto sopra, il 5% di coloro che sono intorno all’età pensionabile ha bisogno di assistenza da parte di una terza persona.

Soprattutto, non necessariamente la condizione di non autosufficienza è legata all’età, visto che circa il 30% delle indennità di accompagnamento è erogata a favore di persone che hanno un’età inferiore ai 65 anni.

Il motivo risiede nel fatto che la non autosufficienza può derivare sia da una malattia, la cui frequenza è strettamente correlata con l’età e quindi più probabile nelle età anziane, sia da infortunio, più usuale nelle età giovani. Proprio per questi ultimi, il fenomeno della non autosufficienza assume prospettive angosciose, poiché lo stato di inabilità ha durate generalmente più lunghe, quanto basta per estenuare lo sfortunato e fiaccare tutti i suoi familiari.

Come se non bastasse, la società vive dinamiche sociali che impattano negativamente sulle già afflitte condizioni della persona non autosufficiente:aumentano i single, che non hanno una rete familiare su cui contare; aumentano le coppie nelle quali entrambi lavorano, da cui l’impossibilità di farsi carico di familiari non autosufficienti;cresce la mobilità lavorativa rispetto al luogo di residenza della famiglia di origine, per cui darsi una mano è sempre più complesso.

Insomma, il quadretto della grande famiglia che si alterna amabilmente intorno al parente sfortunato, contribuendo chi alla cucina, chi agli spostamenti, chi alla semplice compagnia è un ricordo appartenente ad altre epoche.

Oggi il modello prevalente di assistenza ai non autosufficienti è risolto tra le mura domestiche, accuditi da pochi familiari oppure, molto più frequentemente, da una badante.

Tale modello purtroppo non ha funzionatoper tutti. Sono 150.000 le persone non autosufficienti che hanno dovuto rinunciare alla badante per ragioni economiche. Addirittura350.000 famiglie hanno utilizzato tutti i propri risparmi per pagare l'assistenza ad una persona non autosufficiente, la metà hanno dovuto vendere l'abitazione (spesso la nuda proprietà).

La ricerca delle soluzioni

Premessa indispensabile da fare,parlando di non autosufficienza,è cheil fine di tutti gli interventi sanitari, socio-assistenziali o di protezione privata, non sono la guarigione, generalmentedifficile, bensì il mantenimento della migliore condizione possibile di salute e di benessere psico-fisico del paziente.Lo scopo deve essere quello del mantenimento della migliore condizione possibile anche per i parenti dello sfortunato, abitualmente coinvolti nel vortice di privazioni e sacrifici.

A voler essere pragmatici, l’assistenza statale cuiè possibile ambire è l’assegno di accompagnamento, del valore di 516,00€ al mese, laddove i costi vivi per la necessaria assistenza sono di ben altro spessore.

  • Il costo delle strutture di ricovero per persone non più autosufficienti si attesta tra i 2.000 ed i 4.000€ al mese, in relazione alla natura dei servizi prestati, alla qualità della struttura, alla collocazione ambientale, alla posizione geografica;
  • l’alternativa privilegiataresta quella di affidarsi alle cosiddette badanti: considerando ferie, permessi, straordinari e contributi previdenziali, il costo minimo ammonta a 1.300 € al mese, raddoppiato in caso di assistenza 24 ore su 24;
  • l’alternativa ultima, allo stesso modo non sempre praticabile, resta quella di prendersi cura direttamente dei propri cari (caregiver), con tutte le tensioni familiari e debilitazioni fisiche che ne conseguono.

Un sostegno nella scelta della migliore alternativa, ovvero nella migliore realizzazione di ciascuna di esse, può essere cercatanella protezione assicurativa.

In termini generali, ma più specificatamente per quanto attiene a particolari rischi che incombono sulle persone, quella di rivolgersi al mercato assicurativo resta una soluzione illuminata, la valida alternativa ad un attento risparmio che probabilmente non sarà mai sufficiente.

Una polizza vita Long Term Care è un contratto attraverso il quale la compagnia di assicurazione si impegna a pagare all’assicurato una rendita vitalizia mensile nel caso in cui, nel corso del periodo di copertura, sia accertata la sua perdita di autosufficienza.

Una rendita mensile, erogata vita natural durante, da poter spendere nel modo che si ritiene più opportuno:pagare una dignitosa struttura sanitaria inserita nel verde ed affacciata sulle montagne oppure stipendiare una badante esperta che ci sostenga giorno dopo giorno.Oppure ancora, provvedere a tutte le spese sostenute dalla rete di caregiverfamiliari.Unasomma certa, prefissata, ed una sua destinazione a nostra scelta, secondo migliore opportunità.

Tuttavia, acquistare individualmente una polizza Long TermCarerisulta piuttosto dispendioso: un contratto di non autosufficienza che garantisca una rendita vitalizia di 1.000€ al mese, sul mercato costa tra i 400 ed i 1.500 € l'anno, in relazione all’età dell’assicurato.

Tra l’altro, poi, non sempre è possibile sottoscrivere il contratto.Le garanzie presentano barriere in ingressoquali visite mediche preventive oppure questionari sanitari, sempre a firma del medico di base. Per taluni contratti, ad esempio, èsufficiente una pillola della pressione oppure una qualsiasi patologia cronica non invalidante per essere esclusi dalla copertura

Insomma, un cane che si morde la coda:aver bisogno di una copertura in caso di evento sfavorevole e non possedere le economie oppure le condizioni per comprarla.

L’iniziativa promossa da CPA-MIT

La Cassa di previdenza e assistenzasi dimostra ancora una volta sensibile ai temi del welfare sociale per i propri iscritti ed attenta alla salute, al benessere, alla qualità della vita di tutti coloro che rappresenta.

A partire dal 17 giugno 2020 ciascun iscritto alla Cassapotrà sottoscrivere una polizza Long Term Care a condizioni normative ed economiche esclusive. Inoltre, potrà estendere l’opportunità di adesione ai propri familiari diretti, ovvero coniuge o convivente more uxorio, ai figli maggiorenni ed anche ai propri genitori, se di età inferiore a 66 anni.

A fronte di un premio annuo di 96 euro per persona,la compagnia Zurich Investements Life S.p.A. erogherà una rendita vitalizia di 1.100,00 euro al mese in caso di perdita di autosufficienza.

Rispetto alle polizze presenti sul mercato e acquistabili singolarmente da ciascuno, l’iniziativa di welfare promossa dalla Cassa di assistenza e previdenza MIT, pur consentendo un’adesione individuale e facoltativa, prevede la stipula di un contratto definito secondo i principi delle assicurazioni sociali, derivanti dalla mutualità e solidarietà economica tra i partecipanti al collettivo coinvolto.

Il risultato è un’offerta che:

  • definisce un premio unico collettivo che risulta essere 10 volte inferiore alla media del mercato;
  • consente la sottoscrizione, alle medesime condizioni, anche da parte del coniuge, figlio e genitore dell’associato alla cassa;
  • non prevede formalità sanitarie;
  • include in copertura anche le non autosufficienze derivanti da malattie pregresse;
  • prevede la prestazione di rendita anche in caso di perdita delle capacità cognitive (Alzheimer, etc.).

Per comprendere meglio il significato e la definizione di“non autosufficienza”, conoscere più nel dettaglio il perimetro dell’offerta ed apprezzarne i valori,masoprattutto per un’adesione consapevole, è possibile visitare il portale web dedicato e guardare i video tutorial, cui si accede attraverso un link sul sito internet di CPA.

https://www.4careitalia.com/landing-page-cassamit

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